Bagehot e la crisi del credito
Aprile 25, 2008
Come avrebbe reagito Walter Bagehot - il grande economista e giornalista inglese della fine del XIX secolo - alla crisi finanziaria di questi giorni? Ronald McKinnon dice che avrebbe alzato i tassi di interesse.
Very large (domestic) loans at very high rates are the best remedy for the worst malady of the money market when a foreign drain is added to a domestic drain.
L’idea è la seguente: se si osservano in contemporanea una crisi domestica del mercato del credito e una crisi esterna (i.e., un deprezzamento del tasso di cambio), la seconda non può che peggiorare la prima. I motivi sono due. Da un lato, gli stranieri investirano di meno nel mercato finanziario domestico - e questo non farà che peggiorare la crisi interna. Dall’altro, le banche centrali straniere acquisteranno titoli di Stato americani per controbilanciare l’apprezzamento della propria moneta. Questa mossa potrebbe avere ulteriori effetti negativi sul credito interno, in quanto non andrebbe che a dragare titoli dal mercato americano, titoli che sono i principali strumenti di scambio nel mercato interbancario. Per dirla in parole semplici, la crisi spinge le banche centrali ad acquistare bond americani per bilanciare l’apprezzamento delle proprie monete, e in questo modo le banche private americane si ritrovano con ancora meno risorse per scambiarsi flussi di denaro fra loro, e la crisi si amplifica.
Di conseguenza, c’è spazio per una tripla manovra da parte della Fed: aumentare i tassi di interesse, cooperare con le altre banche centrali per ridurre il deprezzamento del dollaro, e allargare le maglie del prestito che le banche possono richiedere al discount window. La Fed per ora sta agendo bene sull’ultimo fronte, ed è rimasto indifferente rispetto al secondo punto. Sul primo, la strada intrapresa è esattamente l’opposta.
[Wikipedia, WSJ]





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