Le dotte segnalazioni di Palminto
9 Maggio 2008
Tratto da Cicerone, Laelius de amicitia:
Base poi di quella stabilità e costanza che cerchiamo nell’amicizia, è la lealtà; niente, infatti, è stabile se è sleale. È conveniente inoltre che venga scelto (come amico) uno schietto, affabile e concorde (con noi), cioè che reagisca alle situazioni come noi. Tutte cose queste che appartengono alla sfera della lealtà; neppure, infatti, può essere leale un carattere lunatico e tortuoso, né poi può essere leale o stabile (colui) che non reagisce come noi e non ha per natura i nostri stessi sentimenti. A (questo) stesso scopo bisogna aggiungere che (l’amico) non provi gusto nel muovere accuse o non presti fede alle (accuse) mosse. Tutte cose queste che riguardano quella fermezza d’animo che già da un po’ vado trattando. Così diventa vero ciò che ho detto in principio, che (cioè) non può esservi amicizia se non tra persone virtuose. È infatti proprio di un uomo virtuoso, che può anche essere definito saggio, osservare nell’amicizia queste due regole: la prima, che non ci sia niente di finto né di simulato; infatti addirittura l’odiare apertamente è degno di un uomo virtuoso più che il nascondere con il volto il (proprio) parere; la seconda, che non solo rifiuti le calunnie mosse da qualcuno (contro l’amico), ma che non sia sospettoso neanche lui, pensando sempre che l’amico abbia commesso qualche torto. Conviene che si aggiunga a ciò una certa dolcezza di parole e di comportamenti, condimento davvero non da poco dell’amicizia. L’atteggiamento burbero e severo in ogni circostanza possiede sì, (già) quello [oppure di per sé] una (sua) serietà, ma l’amicizia deve essere più piacevole, più tranquilla, più dolce e più disposta verso ogni (forma di) cortesia e (di) affabilità.






