John Galt fra di noi
22 Ottobre 2009
È un fenomeno che è già stato notato in passato, e si sta rivelando ancora una volta di questi tempi: durante una recessione, le vendite di uno dei miei libri preferiti, Atlas Shrugged di Ayn Rand, schizzano alle stelle. La spiegazione più ovvia è da ricercarsi nella storia trattata da questo bellissimo romanzo: in un mondo distopico, in profonda crisi economica e morale, la classe dominante, accecata da un egalitarismo di stampo pseudo-umanitario e internazionalista, blocca l’economia, stabilisce controlli dei prezzi e nazionalizza le più grandi imprese d’America in nome del bene comune, spingendo le migliori menti del paese – industriali, ricercatori, artisti, letterati – a seguire il protagonista John Galt in una protesta definitiva: lo sciopero del pensiero.
E se invece la spiegazione fosse che tutto questo si sta avverando?
[Telegraph, Wiki, Marginal Revolution]
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Finalmente una soluzione alla fame nel mondo
10 Luglio 2009
No, non è vero. I presidenti dei G8 pare abbiano invece fatto a gara a chi si faceva ritrarre nella posa più imbarazzante. E dopo l’exploit di Silviuccio nostro e del signor Bruni, già immortalati nel post precedente, ecco qui il meglio figo del bigoncio.
Nel frattempo, Repubblica, con un colpo di classe da grande organo di informazione qual è (sic!), pensa bene di comunicare nome e cognome della hostess che assegnava i posti ai presidenti per la foto di gruppo, insomma quella della foto di ieri.
[Repubblica]
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Lo sguardo sulla Storia
9 Luglio 2009
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Ad Berlusconem
1 Luglio 2009
L’aspra discussione tra i due economisti Greg Mankiw e Paul Krugman, di cui parlavo qui, viene oggi presa come esempio di argomentazione ad hominem, tecnica retorica in cui una parte discredita il ragionamento dell’altro attaccando la persona, senza in realtà confutarne la tesi.
Fate voi il parallelo con la politica italiana.
[Econosseur, Wiki]
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Arbiter ignorantiae
30 Giugno 2009
Greg Mankiw – come dire – smerda Paul Krugman sulla riforma del sistema sanitario americano.
[gregmankiw.blogspot.com]
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I due Berlusconi
18 Giugno 2009
Copio e incollo:
Sono rimasti senza parole, tramortiti e addolorati, confortati soltanto dal fuso orario che perlomeno ha evitato la diretta in prime time televisivo a canali unificati. Ma come è possibile? No, non può essere possibile. Non è vero. Non può essere vero. “Great to see you, my friend”, con sottolineatura sul “my friend”, più doppia pacca sulle spalle. Di Obama a Berlusconi, non di Berlusconi a Obama. Mancava che gli facesse cucù. E poi quel continuo insistere sul grande “apprezzamento” per la “leadership” mostrata dal Cav. su questo e quel dossier internazionale.
Ma è impazzito? Gli ha pure chiesto consigli sulla Russia. A papi. E invece che le dieci domande dei segugi di Repubblica, gli ha rivolto tante belle parole e tanti ringraziamenti. Dice anche che sono amici e che i rapporti tra l’America e l’Italia sono migliorati. E poi quel devastante “il primo ministro Berlusconi mi piace personalmente” che decreta una volta per tutte la fine della triste pubblicistica italiota del “ci fa fare brutte figure all’estero”.
Ora immaginatevi le facce di Max D’Alema, quello che piaceva personalmente ad Hezbollah, o di Alexander Stille, o di uno qualsiasi di guardia nella caserma di largo Fochetti: una vita spesa a indignarsi per la cafonaggine del Cav., devastata dall’endorsement personale e politico del presidente super elegante e supercool che, come racconta chi ha partecipato all’incontro, ha capovolto i ruoli e ha fatto lui il Cav., mettendo a suo agio un serissimo Berlusconi.
Obama è un politico, non il garante dei lettori di Repubblica. Si occupa di cose serie, non di guardare dal buco della serratura chi si fa una doccia. Il Cav. gli ha fatto tre grandi favori, sul G20, sull’Afghanistan e su Guantanamo, cose su cui Francia, Germania e Gran Bretagna hanno invece storto il naso. Ed è per questo che è stato estremamente amichevole con il Cav. e freddino con gli altri tre (il mitologico Zapatero, invece, non se l’è ancora filato). I custodi della nostra moralità si aspettavano invece che il superfigo Obama alzasse il sopracciglio e liquidasse il bauscia, come in un’Amaca di Michele Serra. Leggetevi l’articolo di ieri del magnifico Vittorio Zucconi. Capirete quanto je rode.
[Il Foglio]
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Burocrazia, tutta la finanza si porta via?
18 Giugno 2009
Barack Obama ha presentato oggi il Libro Bianco che farà da base per la riforma della regolamentazione finanziaria della sua amministrazione. Come si evince da una lettura veloce dei 56 (56!) punti chiave, ci sarà di tutto e di più: da un lato, maggiori poteri di controllo alla Fed, che in teoria potrebbe venire a trovarsi nella spiacevole situazione di dover salvaguardare allo stesso tempo la stabilità e la competizione del sistema bancario americano, con tutti i problemi che ciò potrebbe creare (se trovo la citazione della teoria al riguardo la riporto in un update, ndP); dall’altro, un certo potere discrezionale del Governo, per esempio con un meccanismo che prevede la possibilità per il Tesoro di acquisire società finanziarie in difficoltà senza alcun parere vincolante della Fed o della FDIC. Forse il vero punto positivo è il voler puntare l’attenzione sul rischio macrosistemico insito nell’attività bancaria. In tal senso, l’utilizzo di migliori stress test va nella direzione di un aumento del flusso informativo sulla capacità delle banche di assorbire rischi, e ciò non può che essere visto in maniera positiva.
A mio parere, il punto più controverso della proposta è la creazione di una nuova agenzia, la Consumer Financial Protection Agency, che avrà il compito di monitorare prodotti finanziari offerti al pubblico (quali mutui, crediti al consumo e carte di credito), favorire l’educazione finanziaria dei consumatori, definire standards per diversi prodotti, promuovere l’accesso al credito in linea con gli obiettivi della comunità. Insomma, una nuova versione potenziata di Fannie Mae e Freddy Mac, con tutti i guai che hanno generato. Non a caso, Arnold Kling commenta in questo modo:
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Il Berlusconiano d’America (reprise)
27 Maggio 2009
Se Barack Obama viene indicato dalla rivista Scientific American come benefattore dell’umanità praticamente solo per aver parlato di ambiente in campagna elettorale, perché a Silviuccio nostro non dovrebbero dare il Nobel per la Pace?
[Repubblica, SilvioperilNobel]
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Finanza e lavatrici
3 Aprile 2009
Nel mio ultimo articolo per LibMagazine parlo di come (non) funzionano i mercati finanziari, del G20, dell’acquisto di una lavatrice, e della mamma.
[LibMagazine]
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Il bene della Fiat è il bene dell’America?
29 Marzo 2009
La Casa Bianca ha comunicato alla Chrisler che potrà ricevere il tanto atteso finanziamento pubblico solo se stipulerà entro trenta giorni una partnership con la Fiat.
Non ci resta che ammirare i dirigenti della casa automobilistica di Torino: dopo aver vissuto cinquant’anni sulle spalle dei contribuenti italiani, si stanno spostando all’estero. Caro presidente Obama, ma lo sa che la Fiat dal 1975 a oggi ha incassato dallo Stato italiano qualcosa come 110 miliardi di euro?
[NYT, Dilatua.libero.it]
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