Dieci lezioni in dieci anni

20 Settembre 2009

Esattamente dieci anni fa, lasciavo definitivamente Taranto per trasferirmi a Milano. Sono stati dieci anni di divertimenti, risate, partite del Milan, di viaggi e traslochi in più continenti, come molti di voi sanno per averli anche vissuti con me in prima persona. Ma quello che forse ha più caratterizzato questi dieci anni nel bene e nel male – e chissà quanto volontariamente – è stato lo studio. E allora, cosa so sul funzionamento dell’economia dopo dieci anni sui libri? Queste sono le dieci principali lezioni che ho imparato, o forse quelle che mi piacciono di più:

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La risposta più intelligente che ho trovato per ora è quella di William Easterly:

Economists did something even better than predict the crisis. We correctly predicted that we would not be able to predict it.

Per la spiegazione di quello che può sembrare un paradosso, leggere qui.

[Aid Watch]

Lezioni dal presente

17 Luglio 2009

Con la crisi finanziaria che sembra ormai aver superato il suo momento peggiore, Guido Tabellini si interroga sulle sue cause e sugli insegnamenti per il futuro. Il punto fondamentale dell’articolo è che il crollo dei mercati non è interamente da imputare all’ignoranza - o all’avarizia - degli operatori finanziari, ma anzi sopratutto alla miopia dei regolatori:

There is no doubt that the crisis has revealed a serious failure in one of the most sophisticated markets in the world – modern finance. One of the crucial tasks of financial markets is allocating risk. They have failed stunningly. Risk has been underestimated, and many intermediaries took excessive risks. [...] A crisis of these proportions cannot have stemmed exclusively from mistakes in risk management. The reason is that high-risk investments were relatively small compared to the overall dimension of global financial markets (Calomiris 2007). Many observers expected that the American real estate bubble would burst. But few imagined that that would overwhelm financial markets all over the world. If this has happened, it must be that the shocks hit important amplifying mechanisms. This amplification can largely be attributed to financial regulation. In other words, even more than a market failure, the crisis was triggered by a failure of regulation (see the eleventh ICMB-Geneva Report, summarised by Wyplosz 2009).

Tabellini punta in particolare l’attenzione sulla prociclicità dei limiti al capitale delle banche e sull’imposizione del mark to market nella valutazione degli asset in portafoglio:

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Il Papa e l’economia

10 Luglio 2009

I commenti da parte degli economisti alla nuova enciclica papale Caritas in Veritate, scritta con l’obiettivo di riqualificare il punto di vista cattolico sull’economia mondiale, non sono affatto entusiasti. Vengono segnalati errori, facilonerie, luoghi comuni, incongruenze logiche abbastanza grossolane. Due esempi qui: Andrea Moro e Tyler Cowen. Il punto più interessante è forse di quest’ultimo:

A truly revolutionary document would have dealt with the rise of China and India. Though Western society has experienced a widespread secularization, our versions of capitalism and democracy are still based squarely on Christian ideas, and I believe this marriage of liberalism and Christianity has been for the better. China and India, despite each having some number of Christians, have no realistic prospects for a comparable ideological accommodation between morals and markets, and so we are entering uncharted waters.

How will the rise of non-Christian powers affect the practice of capitalism? Will Christian and non-Christian societies understand each other well enough to negotiate successful international agreements? To what extent will Europe even manage to stay Christian?

[Noisefromamerika, WSJ]

Editoria e poteri forti

30 Giugno 2009

Nel completo silenzio dei media, qualche giorno fa c’è stato l’ennesimo attacco all’indipendeza delle autorità di cotrollo dei mercati finanziari, a opera del governo e della solita lobby dei giornali.

La Consob adegua all’Europa la diffusione dell’informativa finanziaria italiana: le società quotate e i gestori di risparmio possono utilizzare sistemi informatici per le comunicazioni obbligatorie al mercato. Ma la nuova norma non è piaciuta agli editori dei giornali, che perderebbero pubblicità per 50 milioni. E dalla loro parte, oltre al Governo, trovano uno schieramento bipartisan in parlamento e lo stesso presidente della Consob, Cardia. Che zitto zitto dà le dimissioni per vedersele respingere. E mettere così in difficoltà i commissari Consob non allineati.

[LaVoce.info]

Barack Obama ha presentato oggi il Libro Bianco che farà da base per la riforma della regolamentazione finanziaria della sua amministrazione. Come si evince da una lettura veloce dei 56 (56!) punti chiave, ci sarà di tutto e di più: da un lato, maggiori poteri di controllo alla Fed, che in teoria potrebbe venire a trovarsi nella spiacevole situazione di dover salvaguardare allo stesso tempo la stabilità e la competizione del sistema bancario americano, con tutti i problemi che ciò potrebbe creare (se trovo la citazione della teoria al riguardo la riporto in un update, ndP); dall’altro, un certo potere discrezionale del Governo, per esempio con un meccanismo che prevede la possibilità per il Tesoro di acquisire società finanziarie in difficoltà senza alcun parere vincolante della Fed o della FDIC. Forse il vero punto positivo è il voler puntare l’attenzione sul rischio macrosistemico insito nell’attività bancaria. In tal senso, l’utilizzo di migliori stress test va nella direzione di un aumento del flusso informativo sulla capacità delle banche di assorbire rischi, e ciò non può che essere visto in maniera positiva.

A mio parere, il punto più controverso della proposta è  la creazione di una nuova agenzia, la Consumer Financial Protection Agency, che avrà il compito di monitorare prodotti finanziari offerti al pubblico (quali mutui, crediti al consumo e carte di credito), favorire l’educazione finanziaria dei consumatori, definire standards per diversi prodotti, promuovere l’accesso al credito in linea con gli obiettivi della comunità. Insomma, una nuova versione potenziata di Fannie Mae e Freddy Mac, con tutti i guai che hanno generato. Non a caso, Arnold Kling commenta in questo modo:

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Quick Link

28 Maggio 2009

Abbandoniamo la politica italiana e torniamo a parlare di cose serie. Alan Blinder ci ricorda che alla base della crisi finanziaria americana c’è sempre un problema di incentivi.

[WSJ]

Finanza e lavatrici

3 Aprile 2009

Nel mio ultimo articolo per LibMagazine parlo di come (non) funzionano i mercati finanziari, del G20, dell’acquisto di una lavatrice, e della mamma.

[LibMagazine]

Una spiegazione semplice semplice di come funzionerà in pratica il Piano Geithner per il rifinanziamento degli istituti bancari in difficoltà. E indovinate chi pagherà più di tutti?

[Self-evident]

The N-word

22 Febbraio 2009

Nouriel Roubini, l’economista – non a caso soprannominato Mr Doom – famoso per aver speso gli ultimi dieci anni a prevedere una crisi economica che – bontà sua – è alla fine arrivata, spiega sul Wall Street Journal perché ritenga che il prossimo inevitabile passo affinchè l’America esca dalla crisi finanziaria corrente sia la rottura del principale taboo dell’economia moderna: una (momentanea) nazionalizzazione delle banche.

[WSJ, Forbes]